Telepath. Il diritto all’oblio passa dai social

telepath social network
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Dai due ex dirigenti di Quora Richard Henry e Marc Bodnik nasce Telepath, un nuovo social network interest-based, ovvero incentrato su temi d’interesse attorno ai quali si formano le community. Nel ricco panorama dei social media, tenta di farsi strada un’idea di aggregazione basata sul principio di gentilezza che – nonostante debba essere buona norma in ogni genere di interazione interpersonale – abbiamo visto come spesso venga a mancare nella comunicazione digitale. Tra i tanti buoni propositi di Telepath, quello di essere incentrato sull’attualità. I contenuti pubblicati, infatti, scompariranno dopo 30 giorni. Una nuova frontiera per il diritto all’oblio?

Telepath. Le regole

Nove regole, una in più del Fight Club, ma altrettanto chiare e rigide. Un social network al momento tanto esclusivo quanto il Club di Tyler Durden. Si accede solo su invito ed è disponibile solo per iOS. Ma al contrario del Fight Club – la cui prima regola è non parlate mai del Fight Club ­– fa tanto parlare di sé. Si parla di Telepath perché vuole essere un social differente. Ma in cosa Telepath si differenzia dagli altri social? Non per il suo funzionamento o per il modo in cui si formano le community, ma per le sue regole. Vediamo insieme quali sono.

telepath regole
Fonte: Protocol

Be kind. Il social anti-haters

Sii gentile è la regola numero uno di Telepath. Attorno a tale principio si dispiegano le altre regole del social che si propone di essere genuino, contrario agli attacchi personali e alla discriminazione. È vietato insultare o discriminare altri utenti per le loro opinioni, la loro etnia, il loro orientamento religioso o sessuale, per la nazionalità, l’identità di genere e le disabilità.

No porn

Telepath si propone di essere uno spazio protetto e sicuro, in cui la sensibilità degli utenti è al primo posto. Probabilmente un social adatto ai minori, in cui sono vietati contenuti violenti di qualsiasi natura – parole, immagini ma anche link a siti che contengono simili contenuti – ma anche la pornografia e le molestie.

No fake news

Non è un social per le bufale, Telepath. Contenuti ingannevoli e notizie distorte e inventate saranno rimosse. Il nuovo social vuole combattere la disinformazione promuovendo verità e autenticità. Non sono ammessi neanche account fake. Ci si potrà iscrivere soltanto con nome e cognome reali, fornendo il proprio numero di telefono a conferma dell’identità.

Prepotenza e arroganza sono out

Su Telepath non sarà possibile condurre guerre di sfinimento all’ultimo post. Quando una discussione si fa troppo accesa e insistente, l’ultima parola l’avrà Telepath, che si riserva il diritto di bloccare il thread ponendo fine alla discussione. Non è ammesso neanche inserirsi in community con opinioni e toni dichiarati per affermare con prepotenza un’opinione contraria.

Papà Telepath. The Truman Show o Black Mirror?

the truman show e black mirror

Papà Telepath ha dettato le regole di casa, un social che è già parental control, che vuole porsi come spazio sicuro e protetto in cui chiunque può dire la sua senza essere additato, schernito, trollato e insultato. Un social per i buoni. Il contratto sociale rousseauniano su cui si basa Telepath sembra voler realizzare una comunità virtuale che sa tanto di Utopia di Thomas More. Un’idea di social network così pacifico e perfetto che sembra proprio The Truman Show, quindi fake. Sappiamo bene che la realtà non è così. Suona un po’ come paradosso, un social che vuole riprodurre una società fake ma anti-fake. Così anti-fake che desidera utilizzare un reputation score, un punteggio da assegnare agli utenti in base alla veridicità delle notizie che pubblicano. Per quanto Telepath voglia allontanarsi dall’idea di social network rappresentata in modo estremo da Black Mirror – in cui la protagonista dell’episodio “Caduta libera” viene emarginata per il dissenso sui social – anche qui la reputazione di un individuo viene affidata al proprio rating.

Il diritto all’oblio su Telepath

DEL tastiera

Il diritto all’oblio è il diritto di ogni cittadino a non restare esposto alla diffusione mediatica di notizie non più attuali che possono ledere il suo onore o la sua reputazione. In altre parole, è una limitazione al diritto d’informazione quando la notizia perde il carattere di attualità, onde evitare di essere marchiati a vita. Mentre in Italia tale diritto è tutelato dal Garante per la Privacy, negli Stati Uniti ad esempio non è stata formalizzata una legge che protegga i cittadini dall’esposizione mediatica quando gli eventi non sono più attuali. La legge statunitense, in merito alle informazioni disponibili sul web, ammette però il controllo sulle informazioni che l’individuo stesso ha pubblicato online, permettendone la cancellazione. Su Telepath, i contenuti pubblicati dagli utenti scompaiono dopo 30 giorni, senza alcuna richiesta di rimozione. Non sarà certo un album dei ricordi. Ma questo meccanismo vuole essere una forma di tutela da parte del social network per prevenire il doxing, la pratica di ricerca – e conseguente diffusione – di informazioni pubbliche e private riguardanti un individuo con intento malevolo. Non credo basti a fermare la capacità di replicare e diffondere notizie sul web, ma certo ci sono delle buone intenzioni e potrebbe essere il primo passo verso una nuova frontiera per il diritto all’oblio.

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Censura o cultura?

Ci sarebbe tanto altro da dire su questo social che è ancora tutto da scoprire. Si potrebbe riflettere, ad esempio, sulla scelta del nome Telepath, approfondire il discorso sulla moderazione dei contenuti – perché trolls e haters non se ne staranno alla larga da soli – o ancora indagare la monetizzazione di questo social che promette di non vendere a terzi i dati dei suoi utenti. Ma per il momento ne attendiamo pazientemente gli sviluppi e ci registriamo alla waitlist. E tu cosa ne pensi di Telepath? Sarà un social basato sulla censura o sulla cultura?

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