Facebook paga i giornali: la nuova proposta di legge

Facebook paga i giornali: la nuova proposta di legge

Marzo 25, 2021 0 Di Alessia Foglia
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Novità in vista nel settore giornalistico. Dopo la proposta di legge australiana, Facebook inizia a pagare alcune testate giornalistiche per poter condividere le loro news. 

È innegabile: le piattaforme digitali sono diventate uno dei principali mezzi con cui le persone si informano quotidianamente. Se fare slalom tra fake news e titoli clickbait è ormai diventato uno sport olimpico, è anche vero che una fetta importante del traffico online dei giornali deriva dalla condivisione dei loro contenuti sulle piattaforme digitali. E Facebook non si sottrae di certo a questa logica.

Un rapporto complesso quello tra il social americano e gli editori, che con il cambio dell’algoritmo nel 2015 erano arrivati addirittura a pagare per la visibilità dei loro contenuti. Eppure, la tendenza starebbe per invertirsi: stavolta sarà Facebook a dover pagare le testate giornalistiche per la pubblicazione delle loro news.

Il paradosso della News Corp: facebook paga i giornali.

In Australia tutto questo è già realtà. Questo febbraio il gruppo editoriale News Corp aveva già stipulato accordi con Google e Apple per fornire loro accesso ai contenuti di alcune importanti testate, come The Australian, The Daily Telegraph e The Herald Sun. All’appello mancava proprio la piattaforma di Zuckerberg. Dopo una iniziale titubanza, sfociata nell’inaccessibilità dei contenuti delle testate giornalistiche agli utenti australiani, anche Facebook ha raggiunto l’intesa con il gruppo Murdoch. Le cifre dell’accordo non sono state rese note, così come il motivo che ha spinto la piattaforma ad un cambio di idea così repentino e a stipulare un accordo dalla durata di 3 anni. 

Facebook News paga i giornali

Ma qual è il motivo di questa proliferazione di accordi?
Essi nascono all’interno del News Media Bargaining Code, la nuovissima proposta di legge Australiana che impone alle piattaforme digitali di pagare gli editori locali e nazionali per la pubblicazione dei loro contenuti. L’asticella stavolta sembra però essere a favore di quest’ultimi: qualora l’intesa non venga raggiunta un arbitrato interverrà a stabilire il compenso economico. Inoltre, le piattaforme sono tenute ad avvisare con un anticipo di 14 giorni un eventuale cambio di algoritmo che possa danneggiare la diffusione delle news.

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Ma quello australiano potrebbe non essere un caso isolato: anche il Parlamento Europeo si sta muovendo in questa direzione, e in Francia Google ha già annunciato accordi di compenso con alcuni giornali francesi come Le Monde e Figaro.

Facebook paga i giornali? Le conseguenze per l’editoria digitale

Vediamo ora insieme quali potrebbero essere le conseguenze di queste legislazioni. Sicuramente tali accordi sono volti a tutelare maggiormente le testate giornalistiche dal potere delle piattaforme digitali. I giganti del web come Google e Facebook, infatti, hanno un accesso praticamente gratuito alle news ottenendo in cambio grandi introiti pubblicitari. Basti pensare che sul fatturato derivante dalla pubblicità online, Google ottiene il 53% e Facebook il 28%, e solo la restante parte spetta alle testate. 

L’editoria tradizionale così danneggiata potrebbe quindi avere nuova vita e nuovi introiti da tali accordi, oltre ad una maggiore visibilità dei contenuti. L’idea infatti è quella di dare maggiore spazio alle testate attendibili. Lo stesso Robert Thomson, amministratore delegato della News Corp, ha ammesso che tali accordi premieranno il giornalismo di qualità, con un impatto positivo sulla società. E i piccoli editori? A rimetterci infatti potrebbero essere le testate più piccole, che rischierebbero di essere tagliate fuori da questa scelta. Dopo una già bassa reach delle pagine Facebook, questo accordo potrebbe essere un ulteriore ostacolo alla visibilità dei loro contenuti.

Quello Australiano è il primo caso di regolamentazione dei rapporti tra editori e i giganti del web che prevede il pagamento per la diffusione delle news. Del resto, se l’informazione sta diventando sempre più social, è doveroso riflettere anche sul potere mediatico di tali piattaforme.

Riuscirà anche l’Europa ad adottare queste stesse misure?