Violenza contro le donne. 25 Novembre, Giornata internazionale per eliminarla

Oggi non parliamo di marketing. Il marketing può aspettare, la violenza contro le donne no. Oggi 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e anche noi intendiamo dar voce a questa causa. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti universali dell’uomo.

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

25 novembre

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999, la quale da allora esorta governi e organizzazioni a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. Il 25 novembre è una data simbolica. Ricorre, infatti, l’anniversario della morte delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche dominicane che nel 1960 furono stuprate, torturate e uccise per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.

Come constatato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, “la violenza contro le donne è una manifestazione di rapporti di potere storicamente ineguali tra uomini e donne, che hanno portato al dominio e alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini e alla prevenzione del loro pieno progresso, e la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali con cui le donne sono costrette a posizioni subordinate rispetto agli uomini”.

Cosa si intende per violenza contro le donne

violenza contro le donne

Ancora, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite definisce la violenza contro le donne come “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”. La violenza, dunque, non è solo fisica e sessuale.

  • La vessazione è violenza
  • Lo stalking è violenza
  • Il porn revenge è violenza
  • La mutilazione genitale è violenza
  • L’abuso di potere è violenza
  • La possessività è violenza
  • La persecuzione è violenza
  • La denigrazione è violenza
  • L’isolamento forzato è violenza.

Le donne sono troppo spesso vittime di violenza tanto tra le mura domestiche quanto sul posto di lavoro e sul web.

Cosa fare se si è vittima o testimone di violenza contro le donne

non sei sola

Denunciare. C’è solo un modo per fermare la violenza contro le donne: denunciarla! Come?

  • 1522 numero verde antiviolenza, multilingue e attivo 24h
  • YouPol, app per segnalare episodi di violenza alla Polizia di Stato (Android iOS)
  • Centri Antiviolenza dislocati su tutto il territorio italiano
  • 112 per situazioni di emergenza che richiedono intervento immediato
  • Pronto Soccorso se si necessitano cure mediche immediate.

In molti casi, le vittime di violenza hanno paura, provano vergogna o sono isolate e non riescono a denunciare. #NonSeiSola è uno degli hashtag che si fanno portavoce della campagna contro la violenza sulle donne. L’hashtag #NonSeiSola significa dare supporto alle donne che hanno subito violenza fisica, sessuale o psicologica. Ma #NonSeiSola vuol dire anche denunciare per chi non ha la forza e il coraggio di farlo. Chi è testimone e non denuncia diventa complice. Le segnalazioni al 1522 e app YouPol sono possibili anche in forma anonima.

Non essere complice, dai voce al 25 novembre

giornata contro la violenza sulle donne

Dai voce anche tu al 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ti invitiamo a prendere parte alla campagna, condividendo sui social banner e messaggi antiviolenza contro le donne. Sul sito delle Nazioni Unite, trovi copertine banner, GIF e tanto altro per condividere il messaggio con la tua rete.

#NonSeiSola #NoAllaViolenzaSulleDonne #OrangeTheWorld #25Novembre

Conte e i Ferragnez: il ritorno al modello a due stadi.

Scandalo: Conte si affida a due influencer, con un totale di 32 milioni di follower, per sollecitare l’uso delle mascherine. Web indignato.

Cos’è successo? Quello che, dall’altro lato dei nostri feed instagram, succede ogni giorno: influencer marketing.
L’influencer marketing consiste nell’affidarsi ad “opinion leader” (termine ormai in disuso ma scoprirete presto perchè qui ripreso) per far da tramite tra un ente altrimenti inascoltato e l’audience.

opinion leader ed influencer

E’ opinione comune, in Italia soprattutto, che queste figure non siano professionisti o, quanto meno, non in ambiti che vadano oltre il vendere tè dimagranti e cosmetici.
Qui si sbagliano, perchè questa è, sì, una faccia della medaglia, ma non la sola.
In realtà gli Influencer non nascono con i Tronisti, si parlava di loro e della loro funzionalità per la comunicazione già nel 1944.

Le origini dell’influencer marketing: Il modello a due stadi.

Partiamo dalle basi, per venire incontro a chi non è ben preparato sull’evoluzione della comunicazione. Quest’ultima può essere fatta in due modi:

  • Personale: quando i due interlocutori sanno rispettivamente l’identità dell’altro e possono ricevere feedback immediati; tipico della comunicazione faccia a faccia.
  • Impersonale, detta anche mediata: quando i due interlocutori non sanno di preciso con chi stanno parlando. L’emittente vede il ricevente come pubblico indistinto, e il ricevente vedo lui come un istituzione impersonale o un suo rappresentante.
    Per mediare tra i due si ricorre ai Mass media, cioè appunto “chi media la massa”.

Bene, avete letto il primo paragrafo del primo libro di un’università di comunicazione.
Che dite, arriviamo alla laurea?

Per comunicare efficacemente, infatti, non basta questo: bisogna creare un legame empatico con chi ci ascolta, in modo che si fidi e sia più propenso a valutare quel che gli stiamo dicendo.
Tutto ciò non lo fa l’ente che comuncia il messaggio in questione, perchè appunto viene visto come “impersonale“. Occorre un mediario, che faccia da collante tra le due parti.

Il “Two-step flow of communication“, cioè il modello di comunicazione a due stadi, introduce questa figura, vedendolo come l’anello di giunzione tra comunicazione personale e impersona.
Vediamolo insieme:

modello di influencer marketing

Si nota l’emittente che comunica con l’opinion leader (ricordate?), e poi quest’ultimo che comunica col pubblico generico. Tale schema risale al 1944, non tiene conto dell’evoluzione digitale, ma si parla già di “opinion leader”.

Chi sono gli opinion leader?

Erano i medici intervistati durante la scoperta dell’HIV, i politici ed economisti durante il boom economico, era Elvis Presley per il vaccino contro la poliomelite , Sofia Loren, Lino Banfi che aiutò Giuliano Amato..
Opinion leader sono quelle persone che hanno una grande cerchia sociale che li rispetta, ammira e ascolta. Hanno avuto diversi nomi negli anni: oggi li chiamiamo Influencer.

Elvis Presley influencer per la poliomelite

Tuttavia la comunicazione negli anni è cambiata e cosi anche il loro ruolo: l’interazione non è più unilaterale. Oggi è la community ad influenzare l’opinion leader, chiedendogli consigli, suggerendogli argomenti da trattatare e preferenze. Ciò rende il legame ancora più diretto, creando un rapporto confidenziale che in altri ambiti non è mai stato creato mediaticamente.

L’influencer marketing in politica

Se ci pensate, ad oggi non riusciamo neanche più a trovare un politico che non abbia almeno una pagina ufficiale su Facebook o che non comunichi con il suo pubblico tramite le stories di Instagram. Anzi, possiamo constatare chiaramente come i nostri feed siano spesso intasati da dichiarazioni, dirette, post e meme pubblicati da esponenti politici.” ( Lorenzo, smarTalk)

Ma perchè allora non affidarsi ai politici che sempre più emulano gli influencer?
La comunicazione politica, come quella commerciale, segue una strategia studiata in base agli obiettivi e al target di riferimento.
Durante la pandemia da coronavirus, il Premier Conte ha come obiettivo informare e sollecitare i cittadini al rispetto delle norme anti contagio, come appunto mantenere la distanza e indossare la mascherina.
In questa seconda ondata, sembra che l’età media di contagio si sia abbassata rispetto alla prima, interessando anche fasce più giovani della società.

Quindi, ponendo i giovani come target, come potrebbe un’istutizione percepita tanto lontana come il Governo, avvicinarli?
Tramite le dirette Tv che seguono come sottofondo della cena in famiglia, mentre continuano a “scrollare” instagram? con Dpcm che tagliano la movida e introducono i coprifuoco?
Forse non sono le strade migliori.

Conte chiama i Ferragnez

Serve un intermediario che incontri davvero il nostro target e che essi riconoscano come vicino a loro. Un Salvini, visti tutti i selfie.. o Zingaretti? Meloni? Di Maio?
No, non potrà mai essere un politico, di qualsiasi fazione, per il semplice fatto che la politica non ha più la stima di cui contava qualche decennio fa.

Ecco che la scelta va sui social, tentativo messo in atto già da Mattarella, che chiamò al Quirinale dieci youtuber perché raccontassero al popolo del web la festa della Repubblica.

Conte non ha scelto però due influencer a caso; tra i tanti influencer ha scelto chi è stato acclamato per l’impegno durante la prima ondata, raccogliendo quasi 4M di euro e aiutando attivamente come volontari per le strade di Milano. I Ferragnez, per quanto possono piacere o meno, funzionano.

Chiara Ferragni e il Coronavirus

L’effetto ottenuto è l’equivalente di pagare gli spazi televisivi di tutti i canali esistenti per comunicare lo stesso messaggio allo stesso momento, ma gratis.

La scelta vincente: Ferragnez in politica?

Ci aspetta forse uno scenario simile all’America, con Kenye West candidato a presidente?
Non è questo il caso, ma è certo che la decisione di Conte lo rende un Premier consapevole del mercato odierno, sempre più digitale.
Si capiva già da marzo-aprile, quando pubblicò il dpcm intitolato #iorestoacasa, che raccolse milioni di partecipanti.

Tuttavia le critiche vanno oltre la scelta di ricorrere all’influencer marketing.
Come spiega Luca Maoloni, dell’agenzia romana Yes I AM: «Loro (Chiara e Federico) sponsorizzano decine di prodotti, per carità piacciono a piattaforme unificate, ma il loro essere trasversali finisce per minarne la credibilità. Credo siano l’ultimo rifugio di chi non ha idee, insomma è una resa del governo al pensiero unico»

Rimangono tanti i punti di vista e pareri, ciò che bisogna sottolineare qui è l’importanza di restare al passo coi tempi: sia informandosi sulla situazione contagi, sulla prevenzione, leggi, economia sia l’informarsi sull’evoluzione del mercato, sempre più digitale.
Non rimanere indietro: non serve un metro di distanza dall’evoluzione!

Google Maps, le nuove funzionalità ai tempi del coronavirus

Sono ormai lontani i tempi in cui sfogliavamo gli stradari per ottenere indicazioni per raggiungere la nostra meta. Con Google Maps il mondo è diventato a portata di mano e le nostre abitudini di ricerca sono cambiate insieme alle mappe. Ma con il coronavirus tutto sta cambiando e più rapidamente. Per venire incontro alle nuove esigenze e rispondere alle nuove preoccupazioni quotidiane che hanno preso forma con la pandemia, anche Google Maps si rinnova aggiungendo nuove funzionalità. Vediamo quali.

Le ricerche su Google Maps

Sappiamo bene che su Google Maps possiamo spostarci all’interno delle mappe, disponibili anche in versione satellite e rilievo. Possiamo visualizzare la nostra posizione in tempo reale e ottenere indicazioni sull’itinerario da seguire per raggiungere un determinato luogo. Abbiamo poi accesso ad informazioni sul traffico e sulle reti di trasporto locale. Possiamo anche esplorare una zona in modalità Street View e cercare aziende e attività sfogliando le categorie.

Informazioni sul COVID-19

Informazioni Covid-19 Google Maps
Fonte: Google Blog

Già da qualche settimana, Google ha integrato le sue mappe con una nuova funzionalità. Nella sezione “livelli” – disponibile per Android e iOS – è possibile visualizzare informazioni sulla diffusione del coronavirus per area geografica. Il nuovo livello mostra, infatti, il numero di nuovi contagi settimanali ogni 100mila abitanti, per nazione, regione e per alcune città in base al grado di zoom applicato alla mappa. I dati sono accompagnati da una freccia – che punta verso l’alto se i casi sono in aumento, verso il basso se sono in diminuzione – e da sfumature di colore che spaziano dal grigio al rosso scuro in base al numero di contagi. Una nuova funzionalità, dunque, che permette di accedere a informazioni circa la diffusione del coronavirus a livello locale, ma che soprattutto consente a chi intende viaggiare e a chi si sposta per motivi di lavoro di avere un maggior grado di consapevolezza.

Google My Maps e COVID-19 Tracker

L’idea della mappa con le informazioni sui nuovi contagi non è nata da Google, ma dai suoi utenti. Già a inizio anno, molti utenti di Google hanno creato le proprie mappe per tracciare la diffusione del virus grazie al tool gratuito Google My Maps. Big G ha quindi saputo sfruttare questa nuova richiesta per integrare le sue mappe, rispondendo anche alla concorrenza di Microsoft che già a marzo aveva reso disponibile il suo COVID-19 Tracker, una mappa disponibile su Bing che monitora i nuovi contagi, integrata con notizie, grafici e i progetti sui vaccini.

Non solo orari di punta, ma anche luoghi affollati real time

Durante il lockdown, ci siamo abituati a consultare con più attenzione le informazioni aziendali su Google Maps, come ad esempio gli orari di apertura, che in molti casi sono variati proprio a causa della pandemia, o anche gli orari di punta, in cui ad esempio i supermercati risultavano più affollati. Con le graduali riaperture e i tentativi di ritorno alla “normalità”, Google ha deciso di implementare Maps mostrando non solo le misure di sicurezza e prevenzione adottate dal luogo che ci accingiamo a visitare, ma anche il suo grado di affollamento in tempo reale. Con la nuova sezione Health and Safety, saremo in grado di conoscere in anticipo le misure di prevenzione adottate dall’attività, quali prenotazione obbligatoria, controllo della temperatura all’ingresso e obbligo di mascherina. Inoltre, con la nuova sezione Busyness Information saranno disponibili informazioni sul grado di affollamento dei luoghi che intendiamo visitare. Non solo ristoranti, musei e supermercati, ma anche parchi, spiagge e luoghi aperti al pubblico. Le nuove funzionalità, annunciate il 15 ottobre, saranno presto disponibili su tutti i dispositivi mobili.

google maps health and safety
Fonte: Google Blog

Live View su Google Maps

Un’altra importante novità rende le mappe di Google ancora più a misura d’uomo. Si tratta di Live View, una nuova funzionalità basata sull’AR (leggi anche Bari in realtà aumentata). Già disponibile in 25 città nel mondo – tra cui Roma e Milano – la nuova funzionalità permette di orientarsi più facilmente, combinando le tecnologie di Street View, machine learning e i sensori del proprio smartphone. Live View è stata lanciata lo scorso anno ed è già stata implementata con le nuove sezioni Health and Safety e Busyness Information per contenere la diffusione del coronavirus.

Goolgle Maps Live View
Fonte: Google Blog

Il coronavirus sta cambiando le nostre abitudini e i nostri comportamenti quotidiani. Da sempre le grandi aziende sanno che, per sopravvivere, è necessario stare al passo coi tempi. E ora, mai come prima, devono rinnovarsi velocemente per rispondere a queste nuove esigenze. La tua azienda non si è ancora adattata ai nuovi cambiamenti e non sai come fare? Richiedi una consulenza.

Telepath. Il diritto all’oblio passa dai social

Dai due ex dirigenti di Quora Richard Henry e Marc Bodnik nasce Telepath, un nuovo social network interest-based, ovvero incentrato su temi d’interesse attorno ai quali si formano le community. Nel ricco panorama dei social media, tenta di farsi strada un’idea di aggregazione basata sul principio di gentilezza che – nonostante debba essere buona norma in ogni genere di interazione interpersonale – abbiamo visto come spesso venga a mancare nella comunicazione digitale. Tra i tanti buoni propositi di Telepath, quello di essere incentrato sull’attualità. I contenuti pubblicati, infatti, scompariranno dopo 30 giorni. Una nuova frontiera per il diritto all’oblio?

Telepath. Le regole

Nove regole, una in più del Fight Club, ma altrettanto chiare e rigide. Un social network al momento tanto esclusivo quanto il Club di Tyler Durden. Si accede solo su invito ed è disponibile solo per iOS. Ma al contrario del Fight Club – la cui prima regola è non parlate mai del Fight Club ­– fa tanto parlare di sé. Si parla di Telepath perché vuole essere un social differente. Ma in cosa Telepath si differenzia dagli altri social? Non per il suo funzionamento o per il modo in cui si formano le community, ma per le sue regole. Vediamo insieme quali sono.

telepath regole
Fonte: Protocol

Be kind. Il social anti-haters

Sii gentile è la regola numero uno di Telepath. Attorno a tale principio si dispiegano le altre regole del social che si propone di essere genuino, contrario agli attacchi personali e alla discriminazione. È vietato insultare o discriminare altri utenti per le loro opinioni, la loro etnia, il loro orientamento religioso o sessuale, per la nazionalità, l’identità di genere e le disabilità.

No porn

Telepath si propone di essere uno spazio protetto e sicuro, in cui la sensibilità degli utenti è al primo posto. Probabilmente un social adatto ai minori, in cui sono vietati contenuti violenti di qualsiasi natura – parole, immagini ma anche link a siti che contengono simili contenuti – ma anche la pornografia e le molestie.

No fake news

Non è un social per le bufale, Telepath. Contenuti ingannevoli e notizie distorte e inventate saranno rimosse. Il nuovo social vuole combattere la disinformazione promuovendo verità e autenticità. Non sono ammessi neanche account fake. Ci si potrà iscrivere soltanto con nome e cognome reali, fornendo il proprio numero di telefono a conferma dell’identità.

Prepotenza e arroganza sono out

Su Telepath non sarà possibile condurre guerre di sfinimento all’ultimo post. Quando una discussione si fa troppo accesa e insistente, l’ultima parola l’avrà Telepath, che si riserva il diritto di bloccare il thread ponendo fine alla discussione. Non è ammesso neanche inserirsi in community con opinioni e toni dichiarati per affermare con prepotenza un’opinione contraria.

Papà Telepath. The Truman Show o Black Mirror?

the truman show e black mirror

Papà Telepath ha dettato le regole di casa, un social che è già parental control, che vuole porsi come spazio sicuro e protetto in cui chiunque può dire la sua senza essere additato, schernito, trollato e insultato. Un social per i buoni. Il contratto sociale rousseauniano su cui si basa Telepath sembra voler realizzare una comunità virtuale che sa tanto di Utopia di Thomas More. Un’idea di social network così pacifico e perfetto che sembra proprio The Truman Show, quindi fake. Sappiamo bene che la realtà non è così. Suona un po’ come paradosso, un social che vuole riprodurre una società fake ma anti-fake. Così anti-fake che desidera utilizzare un reputation score, un punteggio da assegnare agli utenti in base alla veridicità delle notizie che pubblicano. Per quanto Telepath voglia allontanarsi dall’idea di social network rappresentata in modo estremo da Black Mirror – in cui la protagonista dell’episodio “Caduta libera” viene emarginata per il dissenso sui social – anche qui la reputazione di un individuo viene affidata al proprio rating.

Il diritto all’oblio su Telepath

DEL tastiera

Il diritto all’oblio è il diritto di ogni cittadino a non restare esposto alla diffusione mediatica di notizie non più attuali che possono ledere il suo onore o la sua reputazione. In altre parole, è una limitazione al diritto d’informazione quando la notizia perde il carattere di attualità, onde evitare di essere marchiati a vita. Mentre in Italia tale diritto è tutelato dal Garante per la Privacy, negli Stati Uniti ad esempio non è stata formalizzata una legge che protegga i cittadini dall’esposizione mediatica quando gli eventi non sono più attuali. La legge statunitense, in merito alle informazioni disponibili sul web, ammette però il controllo sulle informazioni che l’individuo stesso ha pubblicato online, permettendone la cancellazione. Su Telepath, i contenuti pubblicati dagli utenti scompaiono dopo 30 giorni, senza alcuna richiesta di rimozione. Non sarà certo un album dei ricordi. Ma questo meccanismo vuole essere una forma di tutela da parte del social network per prevenire il doxing, la pratica di ricerca – e conseguente diffusione – di informazioni pubbliche e private riguardanti un individuo con intento malevolo. Non credo basti a fermare la capacità di replicare e diffondere notizie sul web, ma certo ci sono delle buone intenzioni e potrebbe essere il primo passo verso una nuova frontiera per il diritto all’oblio.

Censura o cultura?

Ci sarebbe tanto altro da dire su questo social che è ancora tutto da scoprire. Si potrebbe riflettere, ad esempio, sulla scelta del nome Telepath, approfondire il discorso sulla moderazione dei contenuti – perché trolls e haters non se ne staranno alla larga da soli – o ancora indagare la monetizzazione di questo social che promette di non vendere a terzi i dati dei suoi utenti. Ma per il momento ne attendiamo pazientemente gli sviluppi e ci registriamo alla waitlist. E tu cosa ne pensi di Telepath? Sarà un social basato sulla censura o sulla cultura?

Chiara Ferragni ancora una volta nel mirino del Codacons

Il Codacons ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica, al Ministero dei Beni Culturali e a Papa Francesco, denunciando Chiara Ferragni per blasfemia e offesa al sentimento religioso. L’influencer numero uno del settore fashion nella classifica stilata da Forbes torna nel mirino del Codacons, questa volta per aver pubblicato sul suo profilo Instagram un’immagine che la ritrae come la Madonna con Bambino di Giovanni Battista Salvi.

Le vicende

Chiara Ferragni Codacons
Fonte: Vanity Fair

Lo scorso 23 settembre Vanity Fair pubblica “Simone Marchetti intervista Chiara Ferragni: madre, figlio e spirito social”. La lunga intervista è corredata da un’immagine che ritrae Chiara Ferragni come Madonna con Bambino dipinta da Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato. Lo stesso giorno l’influencer italiana posta sul suo profilo Instagram la suddetta immagine e alcuni estratti dell’intervista.

La denuncia del Codacons

Il Codacons denuncia l’uso di «immagini che raffigurano Opere d’Arte, immagini Sacre da parte di influencer o profili instagram in cui, però, emerge non solo un intento commerciale non dichiarato ma si associa un uso illegittimo di dette immagini – anche con pregiudizio dei diritti dei minori – usati in tali foto, nonché aventi portata offensiva del sentimento religioso, rectius dignità umana». Con tali premesse, il Codancons, presenta un esposto indirizzato – tra gli altri – anche a:

  • Papa Francesco
  • MIBACT
  • Facebook
  • Instagram
  • Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza
  • Ministri della Salute, dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
  • Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria
  • Comitato italiano per l’UNICEF onlus
  • Procura della Repubblica di Roma e Milano.

Facendo riferimento principalmente alle foto pubblicate sulla pagina Instagram Seiquadri potessero Ferragnez – in cui celebri opere d’arte, anche a carattere religioso, vengono rielaborate ritraendo la coppia Ferragnez, peraltro non curata dall’influencer – il Codacons le addita come blasfemia e sacrilegio, definendole addirittura hate crimes.

Chiara Ferragni e Codacons. I precedenti

Il Codacons aveva già messo alla gogna Chiara Ferragni quando si era dichiarato pronto a denunciare la Rai nel caso in cui avesse ingaggiato l’influencer per Sanremo 2020. La presa di posizione del Codacons era stata giustificata dal modello diseducativo che l’influencer rappresenterebbe per i giovani, secondo l’associazione dei consumatori. Non solo, altre occasioni di attrito si erano presentate già nel 2018 con il lancio dell’acqua Evian firmata Ferragni, che il Codacons ha definito “immorale”, e più di recente in occasione della raccolta fondi Ferragnez per rafforzare il reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano durante l’emergenza sanitaria. In quest’ultimo caso, si condannava la scelta della piattaforma GoFundMe – che tratterrebbe importanti percentuali dalle donazioni – e si richiedeva all’Ospedale, a GoFundMe e anche alla coppia Ferragnez di restituire le «somme indebitamente trattenute dalla piattaforma».

Chiara Ferragni con bambino: blasfemia?

Ma torniamo ad oggi e analizziamo la situazione più nel dettaglio. L’immagine che ritrae Chiara Ferragni come Madonna è stata realizzata Francesco Vezzoli, artista italiano che ha esposto i suoi lavori nelle gallerie internazionali più rinomate. È particolarmente noto per le sue raffigurazioni di icone pop. Con la sua serie Sacrilegio, ad esempio, ha riprodotto le più note Madonne del Rinascimento italiano sostituendone i volti con quelli di celebri top model quali Naomi Campbell e Cindy Crawford. In questo caso, si tratta di arte o blasfemia?

Cindy Crawford di Francesco Vezzoli
Fonte: Artsy
Naomi Campbell di Francesco Vezzoli

Riferimenti giuridici

La blasfemia o bestemmia veniva punita con pena pecuniaria – secondo l’art. 724 del Codice Penale – in caso di «invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, i Simboli o le Persone venerati nella religione di Stato». Con la sentenza della Corte Costituzionale n. 440 del 18 ottobre 1995, si dichiara l’illegittimità di tale articolo «limitatamente alle parole: “o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato”», riconoscendo come bestemmia soltanto l’oltraggio alla Divinità. Questa sentenza sostiene, infatti, «pari protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede, quale che sia la confessione religiosa di appartenenza». In tal senso, non si può più parlare di blasfemia in riferimento alla Madonna, in quanto persona venerata e non divinità.

Chiara Ferragni vs. Codacons. Cosa ne pensa l’opinione pubblica

Nel video qui di seguito, La Repubblica presenta una rassegna di Tweet in cui gli utenti del social dicono la loro in merito alla diatriba. Ma prima di lasciarvi al video, vi pongo una questione. Se il sentimento religioso è stato così offeso – come sostenuto dal Codacons – perché assistiamo al silenzio stampa dell’Avvenire? Non solo, l’articolo “Chiara Ferragni, gli Uffizi e il senso dell’influencer” del 24 luglio, pubblicato dal quotidiano dei cattolici italiani, ritrae un’immagine tutto sommato positiva di Chiara Ferragni, valorizzandone le competenze e sottolineando le difficoltà che l’influencer italiana deve affrontare quotidianamente:

1 su un milione ce la fa a diventare famoso, e per arrivarci fatica e spende tantissimo. E fatica e spende ancora tantissimo per restare ogni giorno sulla cresta dell’onda del successo.

AvveniRe