Pubblicità di Natale 2020: cos’è cambiato.

Ogni anno, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, le famiglie di tutto il mondo cambiano le proprie abitudini: basta skippare le pubblicità e spot, perchè quelle di Natale ti incollano allo schermo!  

Tuttavia, quest’anno le sfide sono state decisamente molto più consistenti rispetto agli anni passati. In quest’ottica, anche le aziende hanno dovuto adattarsi al triste momento storico che il mondo sta vivendo, adeguandosi nella creazione dei propri spot natalizi.

Gli spot di Natale per le aziende: perchè sono importanti?

 Le pubblicità di Natale rappresentano un elemento fondamentale per la strategia comunicativa aziendale, perché capaci, se presentate nel modo giusto di coniugare due elementi fondamentali per la crescita dei volumi d’affari:

  • La presentazione del proprio prodotto/servizio, quindi il lato strettamente commerciale e redditizio.
  • La condivisione dei Brand Values capaci di coinvolgere lo spettatore dal punto di vista emotivo, rafforzando la Brand Awarness e la Brand Reputation, ormai imprescindibili per creare valore. 

Ecco che è giunto il momento anche per i Brand, di mostrare al mondo intero come hanno deciso di raccontare il Natale 2020.

Lo Storytelling Natalizio post-covid: come sono cambiate le pubblicità di Natale nel 2020?

Decisamente una sfida molto ardua se si pensa al fatto che la maggior parte degli spot natalizi passati ponevano le proprie radici su temi come: la gioia, la serenità di stare tutti insieme e la condivisione di numerosi abbracci calorosi. 

Quest’anno inevitabilmente, alla luce delle circostanze, non si prospetta un Natale tradizionale. Come tale ritengo che possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che spot strettamente incentrati sui valori poco fa citati, non avrebbero portato per niente conforto alle famiglie se non rancore per il fatto di non poter vivere appieno il Natale come gli anni passati, e soprattutto non nel modo ipoteticamente mostrato. 

Numerose quindi le insidie dietro all’angolo pronte a rendere il compito ai creativi ancora più complesso rispetto a prima. 

Quindi vediamo insieme come se la sono cavati i grandi colossi mondiali, e più da vicino anche le nostre amate aziende italiane.

DISNEY: ‘’UNA FAMIGLIA, INFINITE EMOZIONI’’

Lo spot natalizio estremamente commovente della DISNEY vede come protagonisti una famiglia filippina, composta da Lola: la nonna, la nipote e un peluche.

Unite dall’amore per il Natale esse vengono mostrate nel corso degli anni intente nel decorare ogni anno la casa con luci, tradizione che con il passare del tempo andata dispersa ma ritrovata finalmente alla fine dello spot.

 Un corto basato sui ricordi, sulle tradizioni, sull’affetto, che fa comprendere l’importanza della famiglia, valori ancora più messi a fuoco grazie alle bellissime parole che cantano:
‘’Si cambia, ma tutto quello che il cuore sa resta incancellabile’’.

AMAZON: ‘THE SHOW MUST GO ON’

Amazon con il suo nuovo spot cerca invece di lanciare un messaggio di speranza, attraverso la storia di una giovane ballerina che anche di fronte alla cancellazione del proprio show decide non arrendersi. 

Supportata dalla famiglia e dal vicinato riesce ad esibirsi, purtroppo non su un palcoscenico vero e proprio, ma all’aperto, sotto magici fiocchi di neve. 

Un tributo quindi al settore dello spettacolo, profondamente colpito dall’emergenza sanitaria, ma che è riuscito, nonostante ciò, a muovere timidi passi, d’altronde, nonostante tutto: ‘’the show must go on”. 

SODASTREAM X SNOOP DOGG

Forse lo spot della stagione più apprezzato dal pubblico è stato proprio quello di Soda Stream, con testimonial Snoop Dogg. Il messaggio è chiaro: ‘’apprezzate le piccole cose della vita’’, questo sarebbe il segreto della felicità del protagonista. Non mancano inoltre riferimenti al tema della salvaguardia dell’ambiente. Insomma, uno spot che tocca tutte le tematiche più rilevanti del momento senza tralasciare il calore natalizio: a dir poco perfetto.

COCA COLA: ‘’GIVE SOMETHING YOU CAN ONLY GIVE’’

Diciamocelo quando si pensa alle pubblicità natalizie non può che venirti in mente Coca Cola. Quest’anno, la multinazionale ha colpito nel segno il cuore delle persone, infatti non commuoversi alla visione del loro nuovo spot è una missione impossibile.
I protagonisti? Un padre costretto ad allontanarsi da casa per motivi lavorativi e una figlia che vorrebbe solo suo papà per Natale.

Il messaggio dietro a questa campagna pubblicitaria anche esso molto importante:
‘’Questo Natale dai qualcosa che soltanto tu puoi dare ’’.
Che sia un messaggio veloce o un’imbarazzante videochiamata, ritagliati del tempo per le persone che ami, così da rendere anche questo Natale- non particolarmente tradizionale- prezioso.

CONAD: sentirsi parte di una comunità è un dono, soprattutto a Natale!

Bene abbiamo visto il modo in cui alcune delle maggiori aziende mondiali hanno deciso di raccontare il Natale 2020. 

Noi siamo qui per dirvi che anche diverse aziende italiane sono riuscite a passare il test a buoni voti, ed è il caso della campagna pubblicitaria della Conad, che pone il senso di comunità al centro del suo spot, attraverso una simpatica bambina che decide di regalare attimi di gioia a tutti i suoi vicini.

PAMPERS: UN 2020 INDIMENTICABILE

Per ultimo ma non per importanza, il magnifico spot targato Pampers, con il quale l’azienda esprime tutta la sua solidarietà e vicinanza a coloro che hanno vissuto un anno impossibile da dimenticare, dove però allo stesso tempo la vita è andata avanti con nuove nascite e tanti momenti passati in famiglia.

Le campagne pubblicitarie di questo Natale sono state decisamente meno festose rispetto agli anni passati, e caratterizzate da un tono malinconico, dove i valori come l’affetto, la generosità, il tema della comunità, i ricordi e soprattutto la speranza hanno prevalso. 

Nel frattempo, cogliamo anche noi di WAI l’occasione per augurarti un Natale in salute e sereno. 

Quest’anno sarà un Natale diverso, quindi perché non cercare di renderlo meno triste ascoltando il consiglio di Coca Cola: ‘’Give something you can only give’’, quindi chiama quella persona a te cara che non senti da tanto o entra a far parte di una comunità come Conad con noi: ti aspettiamo sui nostri profili per gli sentirci tutti vicini!


Tesla Tequila. Ecco perché è andata a ruba

Per molti è l’ennesima trovata stravagante di Elon Musk, per altri si tratta del frutto di un pesce d’aprile. La Tesla Tequila, in realtà, è l’una e l’altra cosa ma anche di più. Scopri con questo articolo le ragioni del suo successo.

Tesla Tequila: cos’è

La Tesla Tequila è un’esclusiva tequila añejo 100% di agave invecchiata in botti di rovere francese, caratterizzata da un sentore di frutta secca e vaniglia e un retrogusto di cannella e pepe. Confezionata in una bottiglia di vetro soffiato a mano a forma di fulmine, è stata realizzata in collaborazione con il brand Nosotros Tequila e distribuita da Speakeasy Co. Come spiegato sul sito di Nosotros Tequila,

The exclusive handcrafted bottle pays tribute to sustainable energy and recalls the myth of the origin of tequila. Legend has it that years ago, a lightning bolt sent from the heavens struck an agave, releasing and cooking its juice to make tequila.

Thank you for tequila, electricity.

Nosotros tequila

La forma della bottiglia della Tesla Tequila, quindi, richiama sia il mito delle origini della tequila sia le auto elettriche prodotte da Tesla.

Il pesce d’aprile

Il 1° aprile 2018 Elon Musk tweetta l’annuncio della sua morte, corredato di foto in cui l’imprenditore regge un cartello con la scritta “bancarotta” accasciato su una Tesla Model 3. Ecco il tweet.

Elon Musk fa riferimento a bottiglie di «Teslaquilla», ecco perché si pensa che l’idea della Tesla Tequila sia nata da questo scherzo. Magari sì o magari no. Forse l’idea c’era già e con il tweet si voleva sondare il terreno. Certo è che poco più di 2 anni dopo il tweet di Elon Musk, la Tesla Tequila è divenuta realtà.

Il lanciafiamme… e non stiamo parlando di Vincenzo De Luca!

lanciafiamme elon musk
Fonte: @elonmusk – Instagram

La strada per il successo della Tesla Tequila era già stata spianata negli anni precedenti dal Not a Flamethrower, il lanciafiamme (letteralmente “non un lanciafiamme”) realizzato in collaborazione con The Boring Company, venduto al prezzo di $500 e andato a ruba. Più economici, ma che hanno comunque registrato il sold out, sono stati i Tesla Short Shorts, i “S3XY” pantaloncini da donna in edizione limitata.

Il successo della Tesla Tequila

La Tesla Tequila è stata venduta al prezzo di $250 a bottiglia e in pochi giorni non era già più disponibile per l’acquisto. Ma perché una tequila, seppur pregiata, prodotta da una casa automobilistica ha riscosso tanto successo? Tesla ha realizzato un commercial per pubblicizzare il prodotto? No. Il marketing del prodotto, in questo caso, sta nel prodotto stesso e nel brand Elon Musk. Innanzitutto, Tesla Tequila è stata prodotta in edizione limitata, il che la rende esclusiva. È ulteriormente esclusiva perché disponibile solo per alcuni paesi U.S. È, inoltre, un prodotto pregiato sia per la qualità della tequila che per quella della confezione. Ma non è tutto. Queste caratteristiche, infatti, non lo accomunano con gli altri prodotti di successo lanciati da Tesla al di fuori dell’automotive.

La strategia Tesla

I prodotti Tesla, per quanto stravaganti o innovativi, devono il loro successo al brand Elon Musk. Attorno alle idee all’avanguardia e visionarie dell’imprenditore, ha preso forma una brand identity ben precisa. Il personaggio Elon Musk – grazie ai suoi successi imprenditoriali quali SpaceX, PayPal e Tesla appunto e alla sua capacità di andare fuori dagli schemi – è diventato simbolo di un certo modo di vivere, esprimendo un lifestyle brandizzato. Ecco perché quando la sua casa automobilistica propone prodotti che non hanno nulla a che vedere con l’automotive riesce ad avere un vasto consenso degli acquirenti. Il brand Elon Musk è un modello di lifestyle a cui moltissimi aspirano: basti pensare agli oltre 40 milioni di follower su Twitter. Non ha bisogno di sponsorizzare ulteriormente i suoi prodotti, poiché è egli stesso lo sponsor. Nel caso della Tesla Tequila, ad esempio, gli è bastato postarne la foto su Twitter senza aggiungere altro, neanche una minima didascalia.

Lifestyle branding

Il lifestyle branding è una strategia di marketing adottata da aziende, personaggi pubblici e influencer incentrata sul far propri valori, aspirazioni e interessi di un determinato gruppo. In tal modo, riesce a ispirare e motivare all’acquisto i consumatori che perseguono un certo stile di vita. La strategia si basa sulla capacità di un brand di supportare i consumatori nel raggiungere il loro obiettivo di lifestyle. In parole spicciole, il messaggio di fondo del brand verso i consumatori è “acquistare questo prodotto significa adottare questo stile di vita”. Il processo di marketing, dunque, fa parte della creazione del prodotto stesso più che definirsi come qualcosa di esterno e realizzato a posteriori.

Ci avevi mai pensato? Scopri come attirare i clienti con il lifestyle branding, contattaci subito.

Storytelling. Raccontare il brand

Lo storytelling è l’arte di raccontare storie e trova i suoi ambiti applicativi per eccellenza nella letteratura e nel cinema. Ma le storie fanno parte del nostro quotidiano, dal racconto di un amico al nostro curriculum vitae. Con la parola “storie” oggi ci vengono in mente i reels di Instagram e le storie di Facebook che altro non sono che un brevissimo racconto, un inciso della nostra giornata. Anche il marketing si avvale dello storytelling e del potere delle storie per raccontare i brand e promuovere prodotti. Vediamo, quindi, come lo storytelling incontra il marketing d’impresa.

Il brand si racconta

Nei siti web aziendali così come sui profili social è importante dedicare qualche riga alla sezione about, ovvero alla descrizione di chi siamo. In questa sezione un’azienda dovrebbe inserire le seguenti informazioni:

  • Nome azienda
  • Settore industriale
  • Target
  • Servizi

Ci sono molti modi per combinarle nel parlare di un brand. Facciamo un esempio di pura fantasia.

biscotti

Esempio 1

Biscuit Factory, fondata nel 1993, produce biscotti che piacciono a grandi e piccini. Le pratiche confezioni da 4 biscotti conservano la qualità del prodotto e lo rendono uno snack pratico per la scuola e per l’ufficio.

Esempio 2

I nostri biscotti rendono gustosi i tuoi break dal 1993. Noi di Biscuit Factory siamo attenti ai bisogni dei nostri clienti. Per questo abbiamo realizzato pratiche confezioni da 4 biscotti che garantiscono la qualità dei nostri prodotti anche a scuola e in ufficio.

In questi due esempi ho utilizzato le stesse informazioni, ma combinandole in modi differenti. Mentre nel primo esempio ho inserito i dati mettendo in luce il beneficio del prodotto – ovvero la praticità delle confezioni – nel secondo esempio ne ho messo in risalto il valore – quindi l’orientamento al cliente.

Brand storytelling

brand storytelling

Raccontare un brand significa raccontare la sua storia, la sua mission, la sua visione, i suoi valori. Lo storytelling aziendale deve, dunque, creare adesione ed empatia. In tal modo porterà il target a riconoscersi nel brand, ad abbracciare i suoi valori, a mutare i suoi comportamenti per orientarsi verso la visione del brand. Questo è l’obiettivo dello storytelling emozionale, che agisce appunto a livello emotivo anziché razionale.

Gli elementi dello storytelling

domande storytelling

Lo storytelling aziendale può adottare varie forme narrative, dalla scrittura al video, dallo slogan allo spot televisivo. In ogni caso bisogna tenere ben presente il tema della narrazione, il destinatario del racconto e l’obiettivo della storia. In altre parole, prima di cominciare a scrivere, dobbiamo avere ben chiaro di cosa vogliamo parlare, a chi ci stiamo rivolgendo e perché. Questi punti cardine della narrazione ci aiuteranno a scrivere una storia efficace.

Creare loyalty

Un’impresa si narra ogni giorno, attraverso i suoi traguardi, i suoi successi e fallimenti. Lo storytelling aziendale deve abbracciare queste storie e creare fiducia di modo che la scelta di un brand venga riconfermata, acquisto dopo acquisto. Ecco perché è fondamentale restare coerenti. Essere coerenti nella narrazione significa fare uno storytelling in linea con la propria mission e i propri valori, mantenere lo stesso tone of voice, focalizzarsi sui propri obiettivi.

Storytelling e SEO

SEO

Oltre ad essere uno strumento per raccontarsi, creare adesione e fiducia, lo storytelling è un importantissimo mezzo per l’indicizzazione dei canali aziendali. Dunque, non si può parlare di storytelling senza parlare di SEO. Indicizzare le narrazioni aziendali significa far arrivare le proprie storie al target. Creare un’esperienza emozionale per i nostri clienti senza definire la strategia e il percorso che consentono l’incontro tra azienda e consumatori sarebbe uno sforzo inutile. Anche lo storytelling, quindi, richiede una fase di ricerca e analisi delle keyword più adatte per risultare ricercabili e fruibili dal nostro target.

Brand Identity e campagna elettorale. Trump vs Biden

È in corso, proprio in queste ore, lo spoglio delle schede a seguito della chiusura dei seggi per le elezioni presidenziali in USA. Il titolo di Presidente degli Stati Uniti d’America è conteso tra Donald Trump per il Partito Repubblicano e Joe Biden per il Partito Democratico. L’obiettivo di questo articolo non è fare previsioni sull’esito delle elezioni né esprimere un’opinione politica. L’intento è, invece, analizzare la brand identity dei due candidati andando a indagare gli elementi della loro campagna elettorale, dall’agenda al target, dal logo ai commercial.

Chi sono Donald Trump e Joe Biden?

Donald John Trump è il Presidente in carica negli Stati Uniti, facoltoso imprenditore, noto anche come personaggio televisivo per il reality show The Apprentice. Businessman di indubbio successo, vanta numerosi investimenti negli ambiti più disparati, dallo sport ai concorsi di bellezza, dalla Trump University alla Donald J. Trump Foundation.

Joseph Robinette Biden Jr. – meglio noto come Joe Biden – è stato il 47° Vicepresidente degli Stati Uniti d’America durante il mandato di Barack Obama, avvocato che ha dedicato la sua vita alla carriera politica ricoprendo tra le altre la carica di Senatore per ben 36 anni.

Ogni campagna elettorale è sinonimo di brand identity

Non c’è campagna elettorale senza la costruzione di un personaggio politico. E l’immagine che un personaggio politico veicola – tramite il suo logo, il suo slogan, la sua agenda, il suo abbigliamento e così via – altro non è che la sua brand identity. Ovvero una sovrastruttura progettata per calzare a pennello sul personaggio politico come fosse un vestito cucito su misura, con l’obiettivo di trasmettere messaggi ben definiti che fungano da magnete per gli elettori. Ma attenzione! La brand identity non funziona come la pubblicità dello shampoo X che – per il suo packaging, i suoi ingredienti, le sue proprietà – può convincere o meno all’acquisto. Per quanto possano sembrare simili, i due processi di creazione del brand – di prodotto e di identità – si differenziano in maniera sostanziale. Innanzitutto, attivano meccanismi di selezione su diversi livelli. Ad esempio, lo shampoo X – seppur consigliatomi da un’amica – può non avere gli effetti che speravo. Quindi al prossimo acquisto, sarò più propensa a scegliere lo shampoo Y. In breve, l’acquisto dello shampoo X o Y mi richiederà un investimento minimo e mi permetterà sempre di cambiare scelta in qualsiasi momento senza conseguenze. La scelta del Presidente degli Stati Uniti, al contrario, avrà conseguenze determinanti sugli elettori per l’intera durata della carica. Vediamo, dunque, il legame tra brand identity e campagna elettorale tramite le differenze tra Donald Trump e Joe Biden.

Una questione di agenda

Senza necessità di alcuna analisi, tutti sappiamo riconoscere che i due candidati alla presidenza degli USA sono nettamente differenti. Ma cos’è che ci fa percepire questa differenza? La brand identity, appunto. Cominciamo, dunque, con la scansione degli elementi che più caratterizzano i due candidati, a partire dalla loro agenda.

America First. L’agenda di Trump

Con questo video, pubblicato su YouTube il 24 agosto, Donald Trump narra la sua idea di America in poco meno di 2 minuti. Afferma se stesso differenziandosi dai governi precedenti che – secondo lui – non hanno posto l’America al primo posto né protetto i suoi cittadini. Si proclama voce del cambiamento, un nuovo governo che sarà incentrato sul Paese e sugli americani. La sua agenda è fondata sullo sviluppo economico, sulle alleanze, sulla lotta al radicalismo islamico, sul potenziamento delle forze militari e delle frontiere. Tutto questo è espresso visivamente attraverso un forte contrasto di immagini. Il “prima di Trump” è mostrato con immagini granulose, con un overlay scuro e dai contorni neri e sfumati. Quando Trump entra in scena, invece, le immagini sono ad alta definizione, nitide e con colori brillanti. In ogni fotogramma è presente un simbolo dell’America, dalle bandiere ai missili della NASA, dal marchio Made in USA alla Casa Bianca. E quando un simbolo inequivocabile non c’è, Trump stesso diventa simbolo dell’americanità.

Made in America. L’agenda di Biden

Il video Made in America, pubblicato il 30 luglio, riassume in appena 30 secondi il futuro dell’America visto con gli occhi di Joe Biden. Il candidato democratico dichiara i suoi intenti in modo chiaro e schematico. Per Biden è arrivato il momento di costruire un futuro migliore per l’America, fondato sul lavoro, sulle piccole imprese, sulla green economy per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e sulla sicurezza nazionale. Biden vuole ricostruire l’America e ricostruirla in maniera migliore. L’America del video di Biden è mostrata attraverso i grattacieli, le fabbriche, la multietnicità dei suoi cittadini e lavoratori e l’emergenza sanitaria resa visibile dalle mascherine.

Brand Identity e Logo

Anche il logo rappresenta uno degli elementi visivi che compongono la brand identity nella campagna elettorale dei candidati alle presidenziali degli Stati Uniti d’America. Simbolo del brand per eccellenza, ha la funzione di riconoscimento immediato e inequivocabile. Dev’essere, per questo, facilmente memorizzabile e unico, non confondibile con altri.

Il logo di Trump

Logo Trump - brand identity

Il logo della campagna elettorale di Trump richiama alla mente diversi significati. Senza addentrarci nei tecnicismi del design e del font adottato, vogliamo fornire le interpretazioni che derivano dall’impatto visivo, esulando dai reali intenti dei grafici e degli addetti al marketing. Il nome di Trump sovrasta per posizione e dimensioni quello di Mike Pence, che concorre alla carica di Vice. Lo slogan Make America Great Again! segue i due nomi. Così posto, assume una doppia valenza: quella di esortazione agli elettori, ma veicola anche il messaggio che la coppia Trump-Pence riporta l’America alla sua grandiosità. Il tutto è contenuto in un rettangolo che, però, interrompe il suo tracciato in due punti per lasciar spazio a cinque stelle e al numero 45. Il rettangolo in sé trasmette l’idea di confine e, quindi, delle frontiere che Trump vuole rafforzare. Le stelle, invece, richiamano uno degli elementi principali della bandiera americana, le stelle che appunto rappresentano gli Stati federati americani. Le cinque stelle qui raffigurate richiamano anche l’eccellenza e il lusso, mentre il numero 45 indica che Trump è il 45° Presidente degli Stati Uniti. Non a caso il tracciato del rettangolo si interrompe in corrispondenza delle stelle e del 45: si apre verso nuovi livelli di eccellenza e verso il futuro mandato per Trump e Pence. Naturalmente, elementi grafici, caratteri tipografici e background riportano gli stessi colori della bandiera americana.

Il logo di Biden

Biden campagna elettorale e brand identity

Il logo di Biden è molto meno strutturato di quello di Trump. È composto dai soli nomi del candidato e della sua vice. A Kamala Harris è concesso lo stesso spazio che ha Biden nello sviluppo del nome in orizzontale, nonostante la dimensione del font sia leggermente più piccola. L’elemento caratterizzante di questo logo è la “E” di Biden. Realizzata attraverso tre strisce rosse, richiama l’altro elemento principale della bandiera americana: le strisce che simboleggiano le colonie originarie degli USA. Le colonie sono appunto quelle che formarono il primo nucleo degli Stati Uniti d’America e che guadagnarono la loro indipendenza dall’impero britannico con la rivoluzione americana del 1776. Il Giorno dell’Indipendenza, che ricorre il 4 luglio, è una delle feste più significative per gli americani ed è rinomata in tutto il mondo. Quindi rievocare la rivoluzione americana e la sua indipendenza all’interno del logo ha un effetto fortemente suggestivo. Non a caso la campagna di Biden si chiama Battle for the Soul of the Nation.

Vote Vote Vote!

Un altro aspetto della brand identity in una campagna elettorale riguarda il modo in cui i candidati invitano gli elettori al voto, come si rivolgono a loro e quali strumenti di persuasione utilizzano.

Trump: Odds Are You’re One of These People

Trump, attraverso la voce narrante, si rivolge ai suoi elettori invitandoli a chiedersi se fanno parte delle persone che oggi stanno meglio rispetto a quattro anni fa. Lo fa denigrando il suo rivale, Biden, e rappresentandolo come qualcuno che, una volta in carica, ruberebbe i soldi ai suoi cittadini. Si definisce attraverso le differenze e il suo operato e le promesse mantenute. Si autodefinisce eagle (“aquila”) mentre i democratici vengono definiti crazy (“pazzi”), mostrando il volto di Biden. In un video molto dinamico e pop che dura poco più di 1 minuto, Trump riassume i suoi successi, fa nuove promesse per il futuro e scredita l’avversario, invitando gli elettori a stare dalla sua parte.

Biden: Vote for

Dal canto suo, Biden si rivolge agli elettori attraverso un video esperienziale, una composizione di immagini suggestive e musica toccante, che vuole trasmettere un sentimento di speranza. Mentre il narratore pone gli spettatori davanti a una scelta inevitabile e la canzone apre il futuro a un nuovo mondo, si susseguono velocemente immagini che ritraggono diverse categorie di persone, diverse per etnia, per professione, per religione, per genere, ponendo così gli elettori al centro della campagna. Mentre Trump identifica l’America con la sua forza militare ed economica, Biden riconosce il valore dei suoi cittadini. In sovraimpressione, scorrono sullo schermo tutti i valori alla base della campagna di Biden e per i quali gli elettori sono invitati a votare: empatia, rispetto, onore, uguaglianza, coraggio, amore, verità, scelta, ambiente, giustizia, guida.

Brand Identity e riflessione

La brand identity dei due candidati alle presidenziali USA è stata costruita anche attraverso gli argomenti sui quali Trump e Biden invitano i loro elettori a riflettere. Ecco quindi i temi trattati da Trump e Biden e diffusi dalle loro rispettive campagne.

Trump: Ask Yourself

Donald Trump invita i suoi elettori a riflettere sul suo avversario, facendo leva sulle sue gaffe, su come gestirebbe il piano economico del Paese e dei singoli cittadini, ritraendolo come un candidato inadeguato per le sue idee obsolete e infruttuose. Le immagini di Biden sono anche in questo caso sfocate o granulose, caratterizzate da colori spenti o addirittura in bianco e nero.

Biden: Elizabeth Warren Explains Joe Biden’s Build Back Better Plan for Working Families

Mentre Trump dedica 30 secondi al video che dovrebbe far riflettere i suoi elettori, Biden si avvale del supporto della senatrice Elizabeth Warren – narratrice del video – e dell’artista Dyvya – che ha realizzato le illustrazioni per il video. Video ben più lungo dei precedenti, nei suoi quasi 4 minuti narra di un’America sofferente a causa delle condizioni economiche precarie dei suoi lavoratori, dell’emarginazione delle minoranze, della discriminazione per le disuguaglianze, del razzismo. Per sollevare l’America dalle sue sofferenze, che erano ben presenti già prima del COVID, non bisogna ritornare alla situazione precedente, ma ricostruire in modo migliore – dice il video – dando pari opportunità a tutti, sul piano del lavoro, dell’educazione e dell’accessibilità alle cure mediche.

Brand identity e campagna elettorale. Tiriamo le somme

I video realizzati per le campagne elettorali dei due candidati sono davvero tantissimi, ma è stato necessario farne una selezione. Come abbiamo visto in questa breve analisi, Donald Trump e Joe Biden si differenziano sotto tutti i punti di vista. Due brand identity distintive e caratteristiche, che comunicano attraverso linguaggi differenti – pop per Trump ed emotional per Biden. Linguaggi compositi, fatti di immagini, musiche, selezione di vocaboli, temi e agende completamente differenti. Differenti anche nei modi in cui interagiscono coi social media: Trump showman e “live reactions” di Biden. Ecco i video, buona visione!

Viva la Vulva. L’ultima campagna Nuvenia che divide i social

La campagna “Viva la Vulva” di Nuvenia – contro i tabù e in favore dell’empowerment – divide l’opinione pubblica. Sui social piovono commenti di utenti che mostrano un forte disgusto per la campagna e, in particolare, per lo spot televisivo, chiedendo al brand di rimuoverlo. Nei commenti ai post di Nuvenia, tante utenti dichiarano che non acquisteranno mai i prodotti del brand, puntando il dito contro gli ideatori della campagna. Ma si può dire che “Viva la Vulva” sia una campagna fallimentare?

La campagna Viva la Vulva

Nicki Martin-Harper opera
What was given. Opera di Nicki Martin-Harper

Prima di diventare spot per la televisione italiana, la campagna “Viva la Vulva” ha viaggiato due anni per l’Europa. Ed è stata pluripremiata nei festival per pubblicitari e creativi internazionali, come il Cannes Lions 2019. Debutta in Italia con una mostra temporanea allo Spazio Six di Milano, dal 9 al 11 di ottobre. Ma è ancora visitabile grazie al Virtual Tour disponibile sul sito della campagna. Le opere esposte sono state messe all’asta per devolverne i ricavati alla Croce Rossa Italiana in supporto del progetto Donne senza fissa dimora. “Viva la Vulva” ha l’intento di «abbattere le barriere che ledono il benessere degli individui, lottando contro gli stereotipi e i pregiudizi […] i tabù che ancora persistono su temi quali ciclo mestruale e igiene femminile». È una campagna che incoraggia la conoscenza e l’accettazione del proprio corpo, a cominciare dalle parti più intime. Specialmente in questi anni, in cui anche i genitali sono divenuti oggetto di standardizzazione e molte donne e ragazze ricorrono alla chirurgia plastica ed estetica per conformarsi ai canoni di bellezza dettati dalla società.

Viva la Vulva sui social

Dopo la campagna #BloodNormal – con la quale viene mostrato il sangue del suo colore naturale, anziché censurarlo o renderlo blu – anche “Viva la Vulva” divide l’opinione pubblica. Vediamo le reazioni sui social media.

Facebook

Viva la Vulva Facebook

Canoni estetici che raccontano di donne perfette; censure, imbarazzo e scarsa conoscenza di una parte così importante del nostro corpo; credenze e stereotipi con cui scontrarsi ogni giorno: questo è ciò che vogliamo combattere, parlandone e informando, perché l’unica vulva perfetta è la tua! #Nuvenia #VivaLaVulva #LiberaDiOsare

Nuvenia

Nuvenia pubblica il corto “Viva la Vulva” da 3’ su Facebook il 5 ottobre, suscitando tante reazioni e commenti contrastanti. Con oltre 220mila visualizzazioni in due settimane, da un lato, c’è chi si schiera in favore della campagna, dall’altro, chi la attacca anche con violenza.

reazioni facebook Viva la Vulva

Sotto al post, 2535 commenti e 2876 reazioni. Numeri che continuano a moltiplicarsi ora dopo ora. Il post – fino alla stesura di questo articolo – ha ricevuto 1797 like e 793 love a fronte di soli 134 angry face. Il resto delle reazioni si distribuisce equamente tra hug, wow e sad face. I commenti – davvero tantissimi per scorrerli tutti – spaziano da un estremo all’altro.

Instagram

Anche su Instagram, mentre si intravedono commenti di uomini che hanno risposto con ironia alla campagna, le donne si sono divise in due fazioni. Coloro che si ritengono indignate, disgustate o imbarazzate, spesso si riferiscono alla sensazione che hanno provato vedendo lo spot in TV che le ha sorprese all’ora di cena con la famiglia riunita a tavola. Quante si schierano a favore del messaggio di “Viva la Vulva”, spesso chiamano in causa lo stereotipo del corpo femminile come oggetto sessualizzato utilizzato dai commercial a scopi commerciali.

Viva la Vulva Instagram

YouTube

Su YouTube il video integrale da 3’ è stato pubblicato da Nuvenia a settembre e dopo circa un mese e mezzo conta oltre 135mila visualizzazioni. Anche qui i commenti sono dei più disparati, anche vivaci, ma sempre divisi tra “a favore” e “contrari”. Dal punto di vista dei like, però, la bilancia pende verso chi ha gradito il video con 1011 “mi piace” contro 413 “non mi piace”.

Viva la Vulva: campagna vincente o flop?

In linea con la propria campagna, Nuvenia ha promosso il video “Se la tua vulva potesse parlare” realizzato da Roba da Donne. Al di là delle reazioni suscitate dal video di Roba da Donne e dalla campagna Nuvenia – che siano favorevoli o contrarie – “Viva la Vulva” è senza dubbio una campagna vincente. Non perché, da una veloce analisi sui social media, la maggioranza degli utenti appoggia la campagna. Non perché Nuvenia potrebbe registrare un incremento delle vendite. E nemmeno perché la sua campagna ha contribuito all’abbattimento dei tabù sul corpo femminile.

Brand awareness

“Viva la Vulva” non è una campagna volta a promuovere i prodotti Nuvenia, ma è una campagna che punta all’awareness, la consapevolezza. Brand awareness e taboo awareness. Ed è proprio quello che sta emergendo. Sia coloro che appoggiano la campagna che quanti ne criticano i contenuti, il linguaggio, l’orario di trasmissione dello spot televisivo, stanno contribuendo ad aumentare la brand awareness solo per il fatto di parlarne. Parlandone, nel bene o nel male, ne diffondono la notizia, generando discussioni sul brand. Quanti giudicano la campagna inappropriata e di cattivo gusto, invece, non fanno altro che dimostrare l’esistenza del tabù sul tema. Quindi accrescono la credibilità del brand Nuvenia, rafforzandone la brand identity. Per la serie non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli, la campagna “Viva la Vulva” ha centrato il suo obiettivo.